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19 marzo 2009
Sanzioni Usa all'Iran nucleare: Italia ... furbetta

Il segretario di Stato Clinton ed il presidente Obama
Il segretario di stato Hillary Clinton, dopo il suo viaggio
in medio oriente, ha capito che con la Repubblica islamica dell'Iran, per il
momento non c'è nulla da fare. Hillary Clinton ha confidato
questo suo cruccio al ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti,
Abdullah bin Zayed al-Nahyan.
A Foggy Bottom sia la Clinton sia l'ambasciatore
Dennis Ross, inviato speciale per il Golfo e l'Iran, sono
convinti che Teheran non intenda in alcun modo interrompere il programma
nucleare militare, l'attività di destabilizzazione dei paesi dell'Area (Iraq,
Emirati, Kuwait ed Arabia Saudita) il sostegno al terrorismo internazionale
(Hamas a Gaza ed Hezbollah in
Libano). L'Iran, per gli Stati Uniti, continua a essere uno stato canaglia. I
primi contatti segreti di Dennis Ross, un duro che si è sempre
battuto per la "sospensione senza condizioni del programma nucleare iraniano",
hanno portato a Foggy Bottom soltanto delusioni.
La diplomazia iraniana ha fatto sapere a Ross che
l'ayatollah Ali Khamenei, guida suprema della rivoluzione,
resta fedele al suo principio: negoziazioni senza precondizioni", ciò significa:
si devono aprire trattative ma senza che gli americani chiedano la sospensione
dei piani militari nucleari dell'Iran. La delusione, e anche la rabbia di Foggy Bottom sono
arrivate sul tavolo del presidente Barak Obama che ha detto nei
giorni scorsi: "L'Iran e il suo programma nucleare continuano ad essere una
minaccia alla sicurezza nazionale e alla nostra politica estera ed economica".
Quindi avanti con le sanzioni, in corso da 13 anni. Sanzioni che dovranno essere
rispettate da tutti, anche se non tutti le rispettano. Foggy Bottom, la Cia, il Pentagono e la Sicurezza nazionale hanno acceso il
faro sulle sanzioni e sui commerci internazionali dell'Iran. Paesi amici
dell'America hanno contribuito, attraverso i loro servizi di intelligence, alla
compilazione di un dossier su Iran e traffici legati all'uranio e all'industria
atomica e all'industria petrolifera. Nel mirino sono finite anche alcune
compagnie italiane, non perché vendano materiali scopertamente dedicati al
nucleare o al petrolifero. Ma solo perché innocenti acquisti di merci e progetti apparentemente slegati
dal nucleare o dal petrolifero possono poi essere trasformati dai tecnici di
Teheran in prodotti utili ai settori colpiti dalle sanzioni.
Se la Solimec vende a Teheran scavatrici per tunnel, gli
iraniani le possono utilizzare per costruire bunker sotterranei per missili. Se
la Marie Tecnimont produce progetti per strutture sotterranee è
chiaro che l'industria atomica iraniana ne possa approfittare. Solimec
e Marie Tecnimont non sono le sole aziende italiane
citate nei rapporti di intelligence. Sono in buona compagnia: FATA, Ansaldo
Energia, Texconsortium, Danieli Team,
Marie Tecnimont (parte chimica), Technip. Ovviamente non ci
sono in lista solo aziende e banche italiane (Banca Intesa per esempio), ma
compagnie di tutto il mondo. L'America chiede che i governi intervengano.
Hillary Clinton lo ha chiesto con forza a Cina e Russia, paesi
insensibili al pericolo nucleare iraniano e ai missili di lunga gittata.
Solo con dure sanzioni l'Iran sarà costretto a negoziare. Il tempo stringe
visto che, come sostiene il Pentagono e come ha denunciato l'Aiea (l'agenzia
dell'Onu che sovraintende il pericolo della proliferazione nucleare) l'Iran ha
una tonnellata di uranio arricchito al 3,49 per cento sufficiente a costruire
una bomba nucleare per distruggere Israele. Il Foglio
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